Paesaggi d'Italia

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Puglia, Italia

Valle d'Itria e Murgia dei Trulli

Non mancano certo in Italia luoghi e monumenti capaci di suscitare grandi stupori, se ne contano a migliaia, ma bisogna ammettere che c’è un luogo che più degli altri colpisce, in una maniera tutta sua, l’attenzione e la fantasia di chi si è trovato ad ammirarlo peregrinando per le campagne della Murgia. Il mondo dei Trulli non solo sorprende per la sua singolarità e limpida bellezza, ma fa anche emergere pensieri profondi e insieme leggeri, attiva un’ ammirazione fantastica, una sorta di sentimento felice generato da una favola divenuta realtà. I trulli con il loro pacifico spuntare tra i campi e gli olivi centenari, il naturale e artistico modo di riunirsi in strutture composite, fino a mettere insieme interi paesi che creano spazi da sogno, parlano la lingua di una civiltà locale che nelle proprie case ha espresso un’ identità originale e raffinata, una perfetta misura umana; come raffinate e perfette possono essere solo certe soluzioni tradizionali, certe espressioni “tribali”. Il mistero della loro origine rimane; si può forse comprendere qualcosa delle loro forme pensando a una ispirazione collettiva frutto dell’ esperienza e di un particolarissimo gusto del costruire e dell’abitare, oppure riflettendo su una capacità popolare di essere forti della propria identità ma disponibili all’ assonanza con forme e culture “altre”, lontane, che sanno addirittura d’oriente. Il risultato: un’ architettura e uno stile di vita semplicemente unico, un esempio irripetibile di civiltà.

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La Puglia è un meraviglioso, austero paese arcaico. L’unico dove si assiste ancora allo spettacolo incontaminato, e per interminabili distese, di una flora anteriore alla calata degli indoeuropei: solo ulivi e viti, viti e ulivi, le piante che nel nome, tenacemente conservato e trasmesso, rivelano ancora di essere state trovate sul posto dagli invasori ariani […] In realtà il severo paesaggio della Puglia è in queste distese di mastodontici ulivi, in questi tappeti a non finire di viti basse, che si tengon ritte da sé. E non c’è minor fascino, per chi lo sa sentire, in tale elementarietà di paesaggio, che nei “menhir”, nei “dolmen”, nei trulli.
Cesare Brandi, 1960
Certo, la prima volta che vidi Alberobello ero rimasto senza fiato: né pensavo potesse esistere al mondo un paese più inatteso, fantasioso, o forse nella Cina di Marco Polo, o in qualche luogo riposto in Asia.
Cesare Brandi, 1960
I trulli, come tutti sanno, sono case a cupola conica. Le mura di grossi conci calcarei, sovrapposti l’un l’altro a secco, vengono ricoperte da un tetto circolare, fatto con la stessa tecnica, digradante in cerchi concentrici, simile nella forma ad uno spegnitoio o al cappello di un mago. Il cono finisce in un foro, chiuso da una grossa pietra e sormontato da un pinnacolo decorativo. L’origine di queste costruzioni è piuttosto oscura. Vi è chi le vorrebbe importate dal lontano Oriente. Non è chiaro nemmeno quando abbiano avuto inizio. Alcuni le rimandano molto indietro nei secoli, ma la più vecchia di quelle arrivate a noi è di quattro secoli fa. Qualunque sia la loro origine, esse tuttavia fanno parte dell’orientalismo pugliese, e il senso dell’età si perde.
Guido Piovene, 1957
Incanto dello spalto di Locorotondo, visto nella luce del tramonto, scendendo la Valle d’Itria, e voltandoci a guardare. E meraviglia di questa valle, sognato ideale, eden segreto, luogo perfetto e amenissimo, in un clima mite e non molle!
Mario Soldati, 1970
Una specie di accampamento turco attrasse la mia attenzione. — Son Trulli — mi disse il vetturale, indovinando il mio desiderio. Il Trullo, per chi nol sa, è una costruzione speciale a talune regioni montane della Provincia di Bari. Solo od a gruppi, forma case e caseggiati e talvolta tutto un paese; esso è di figura conica a tetto accuminato, costruito in massima parte a secco, solido, svelto ed anche con una tal quale eleganza; rivestito d’intonaco all’interno ed imbianchito all’esterno, resiste alle massime intemperie e può racchiudere ogni comodità. Chi sa a quali popoli ed a quali usanze si deve un tal genere di costruzione! Visti da lungi, sparsi nel verde, abbaglianti di bianchezza, si crederebbe a qualche cosa di Arabo o di Saraceno; tale idea si avvalorerebbe sempre più se, come me, il curioso viaggiatore s’imbattesse in qualche bruna e svelta popolana dall’occhio nero e dal piedino fortemente arcuato, stretto in breve scarpetta, avvolta nelle pieghe di una trapuntina di seta nera, colà detta manto, che annodandosi alla cintura, si riversa sul capo e nel quale essa nasconde il bel visetto maliziosamente casto, e le grazie del suo busto. Zaira in miniatura con un residuo di sangue Saraceno nelle vene!
Fulvia Miani Perotti, 1881
La terra di Italia produce olivi quasi in ogni sua regione, almeno da spiccarne un ramicello la domenica delle Palme, ma in nessuna delle regioni d’Italia cresce l’olivo così alto, vasto e solenne come in terra di Puglia. E i più grandi sono i più lontani. S’ha da scendere verso l’estremità della penisola per trovare gli antenati. Lasciato alle spalle il deserto giallo del Tavoliere, forza taciturna, maternità solitaria, malinconia operosa, traversata l’allegra vigna di Cerignola, si entra nel tempio degli olivi. Lungo tutto il litorale dell’Adriatico treni e olivi s’inseguono o si vengono incontro a vicenda. Quel dimenarsi dei rami ritorti e nodosi è veramente un gesticolo di saluti, una smania di abbracciamenti. Emersioni qui e là di vigna, di orti, di campi, poi l’oliveto si distende, dilaga, quasi a sommergere ogni altra vegetazione. Foresta ariosa, regolare e solare. La terra cerca di sfuggire al mare, si contrae verso il promontorio di Leuca, e gli olivi acquistano importanza. Quanti secoli? Sono certo antichissimi, rami enormi e chiome rade. Se altre testimonianze non ci fossero, mura e tombe, essi da soli starebbero ad attestare dell’antichità della regione. Tronchi spaccati e scoppiati, grotte profonde scavate entro la ceppaia.
Michele Saponaro, 1932
(verso Alberobello) Nella notte fresca e profumata, sotto un cielo di stelle quasi alpestre ma senza luna, bastano a ricordarci che siamo in Puglia, le bande bianchissime dei muretti che fiancheggiano d’ambo i lati la strada; e, di là da questi muretti, le distese regolari e soffici degli uliveti, appena visibili, appena un po’ grigie, appena un po’ meno scure del cielo, che è di uno scurissimo blu.
Mario Soldati, 1970
(Murge Verdi) Ma il vero, meraviglioso colore di queste Murge è un altro. Spicca e canta, accompagnandosi al verde dei prati, al rosso della terra, all’azzurro del cielo o ai colori morbidi e fradici, gialli e marroni dell’autunno: è il bianco. Il bianco, con tutti i suoi valori, negli accostamenti ad altre tinte, riassume le prime e le ultime impressioni, il ricordo e il desiderio di questa terra.
Mario Soldati, 1970
(L’altipiano delle Murge a sud tra i due mari) […] in mezzo ai venti di due mari opposti: quasi una tolda di una portaerei ciclopica e senza torre di comando. Di qui, l’aria sempre pura, sempre fresca, sempre ricambiata e viva. Di qui, i nervi, l’intelligenza, lo scatto di questa gente, continuamente frustrata da una brezza inebriante, che è di monte e di mare insieme. Alle soglie delle Murge dei Trulli, qualcosa di nuovo accade. L’Italia della polvere e della confusione sembra arrestarsi come per incanto.
Mario Soldati, 1970
La Puglia si esprime in pietre a secco come le Alpi si esprimono nella baite di legno.
Cesare Brandi, 1960