Paesaggi d'Italia

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Sicilia, Italia

Terre Siciliane

Terre di Sicilia come orizzonte non solo fisico ma umano e poetico dai tratti unici. Colori, profumi, suoni, silenzi, pensieri stratificati nel tempo e fissati in immagini potenti hanno disegnato una terra non sempre facile da capire, per la sua complessità, la sua ricchezza, le sue tante facce. Oriente e Occidente, mare e terra, aridità e produttività, raffinatezza e popolarità: tutto insieme, tutto sovra misura, tutto immancabilmente siciliano.

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L’isola di Sicilia è la perla del secolo per abbondanza e bellezze; il primo paese del mondo per bontà di natura, frequenza di abitazioni e antichità d’incivilimento. Vengovi da tutte le parti i viaggiatori e i trafficanti delle città e delle metropoli, i quali tutti ad una voce la esaltano, attestano la sua grande importanza, lodano la sua splendida bellezza, parlano delle sue felici condizioni, degli svariati pregi che si accolgono in lei e dei beni di ogni altro paese del mondo che la Sicilia attira a sé. Nobilissime tra tutte le altre che ricordi la storia, furono le sue denominazioni; potentissime sopra tutt’altre le forze con che i siciliani prostrarono chi lor fece contrasto. E veramente i re della Sicilia vanno messi innanzi di gran lunga a tutti gli altri re. Per la possanza, per la gloria e per l’altezza de’ proponimenti.
El Edrisi, XII secolo
Si è affermato che la Sicilia ancora oggi fa pensare ad una terra di civiltà orientale o africana o mediterranea dove il colore predomina. E si sono invocati al riguardo la sua natura, il suo cielo, il suo mare , il suo sole. Si è detto in oltre che è facile distinguere le varie parti del paesaggio, ma che l’insieme è incomprensibile. Il paesaggio siciliano in effetti è vario, multiforme. Qui sembrano convivere l’inferno e il paradiso, l’Oriente e l’Occidente.
Giuseppe Cocchiara, 1961
Di te amore m'attrista,
mia terra, se oscuri profumi
perde la sera d'aranci,
o d'oleandri, sereno,
cammina con rose il torrente
che quasi n'è tocca la foce.
Salvatore Quasimodo, 1932
Quando i cacciatori giunsero in cima al monte, di fra i tamerici e i sugheri radi riapparve l’aspetto della vera Sicilia, quello nei cui riguardi città barocche ed aranceti non sono che fronzoli trascurabili: l’aspetto di una aridità ondulante all’infinito in groppe sopra groppe, sconfortate e irrazionali, delle quali la mente non poteva afferrare le linee principali, concepite in un momento delirante della creazione: un mare che si fosse ad un tratto pietrificato nell’attimo in cui un cambiamento di vento avesse reso dementi le onde.
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, 1958