Paesaggi d'Italia

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Emilia-Romagna, Italia

Romagna di mare

Diceva Tonino Guerra che: “La Romagna non è una cosa unica; c'è la Romagna bagnata dal mare e c'è la Romagna a maggio fiorita, e quindi le colline. E ha delle montagne grandi che da lontano diventano trasparenti e da lassù puoi vedere il mare che è una riga lunga e blu”. In Romagna il mare lo vedi e, in qualche modo, lo senti anche da lontano, il mare gentile dalla sponda piana e dolce, che piace immancabilmente a chi ama una spiaggia fatta di morbida sabbia e di altrettanto morbide allegrie e sicurezze. Una vera e consolidata vocazione gioiosa quella della costa romagnola che, da più di un secolo e mezzo non è patrimonio solo di chi ci vive, ma si è fatta strada nell’immaginario e nel cuore degli ospiti estivi provenienti da vicino e da lontano. Si, anche nel cuore, perché accanto alle gioiose leggerezze delle spiagge e della vita nelle città balneari, in Romagna abitano da sempre sentimenti del mare più velati, più complessi, non di rado in bilico tra compiacimento romantico, senso poetico, dolci nostalgie.

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(Mare di Rimini) Si sentiva nel buio l’urlo del mare: il vento ci soffiava in faccia il pulviscolo gelato delle onde. Il Grand Hotel, chiuso, come una piramide, lassù in alto le sue cupole e i pinnacoli che sparivano tra i banchi di nebbia, era per noi ancora più estraneo, proibito, irraggiungibile.
Federico Fellini, 1967
Noi, nati sull'Adriatico, lo amiamo il nostro mare...Noi l'amiamo per la nostra sponda piana e dolce [...] e diciamo che è il più bello dei mari; che il suo cilestre verdolino è il più luminoso dei colori; che i manti di porpora al mattino quando il sole sorge gli esce dal grembo, di viola al tramonto, d'argento nella notte lunare, sono più gentili che non quelli dei mari del nord e dei mari del sud. Noi l'amiamo per la nostra sponda piana e dolce […]
E’ un mare temperato in clima temperato. Non ha visioni tragiche; non ha vele nere; non ha false; non ha fiordi: le sue onde, quando si dilatano su la spiaggia, non investono con furore, ma dolcemente, e par che dicano: " con permesso" [...]
Ciò non esclude che qualche volta possa essere preso da furore, come ebbe ad osservare il poeta Orazio; ma sono cose che avvengono d'inverno quando non vi sono forestieri. Si tratta insomma di un mare ospitale, educato e pulito, perché ogni mattina con le sue onde lambe e netta la sua spiaggia chiara. Si potrebbe definire l'Adriatico: romantico come un lago con tutte le dignità del mare. Le dune che rimangono qua e là dove la civiltà non ha livellato ancora sono molto graziose e non paurose. Camminano per la spiaggia i granchiolini in gran numero, e sempre col loro passo retrogrado. Pericoli non esistono su queste rive. Voi potete avanzare nel mare per via piana contemplando tutta la vostra onorevole persona come in azzurro cristallo, dai piedini alle mammelle: così chiaro cristallo che si vede la rena ricamata da occhi di sole, punteggiata da poverazze e telline: le quali vi è lecito cogliere e mangiare senza pagare imposte. Nessun pericolo che zanzara vespertina vi punga, o pescecane vi addenti, o piovra vi avvolga coi suoi tentacoli.
Alfredo Panzini, 1931
La strada dalla quale siamo venuti svolge il proprio interminabile nastro di polvere bianca attraverso il verde della campagna e raggiunge Rimini, oziosamente distesa laggiù tutta rosa, in riva all’Adriatico, le cui acque color turchese segnano l’orizzonte. Lungo la costa altre cittadine sorridono nella luce tenera simili a fiori portati a riva dall’onda carezzevole [...] il vento e la pioggia hanno costretto le barche a rifugiarsi in questo angusto estuario, addossate le une alle altre come uccelli marini cacciati dalla tempesta. Hanno le vele spiegate e danza alla brezza trattenute dai pennoni e dagli ormeggi come grandi tele messe ad asciugare. […] Le barche impennacchiate hanno un’aria spavalda e le loro vele frementi sembrano avere assorbito le voluttà dell’azzurro Adriatico e delle coste dell’Illiria e della Dalmazia.
Dominique Durandy, 1914
(Verso Bellaria) L’alba rugiadosa già elevava in oriente i padiglioni di porpora [...]. Gli umili tamarischi, allineati in siepe, parevano al lento osservatore muoversi a ritmo alla brezza mattutina; leggiadrissima pianta nostra del mare. E la chioma tonda di un eccelso pino parea che si incendiasse di sole come se le resine che gemono dalle sue vene avessero più di ogni altra pianta sentito la fiamma e la virtù del sole. [...] Lungo la spiaggia del mare – magnifica strada lavorata dalle onde – è la passeggiata vespertina, assai lieta e pittorica, specie nell’ora in cui approdano i battelli della pesca, dalle vele rance, ornate di segni strani e infantili, fatti per il riconoscimento: ma quella sera, a cagione del forte vento, non c’era alcuno su la spiaggia, e i bragozzi e le tartane avevano cercato nei piccoli porti vicini.
Alfredo Panzini, 1907
(Cesenatico e il suo mare) E come era bello allora in certe sere primaverili [...] seguire l’abbassarsi della luce appoggiati alla porta di casa. Ecco il paese avvolto a poco a poco in una dolce nebbia che preludeva alle povere cene con o senza tovaglia: fumavano i comignoli delle case schierate dirimpetto; rispondevano i comignoli di latta nelle barche ormeggiate lungo le rive [...]. E qualche volta una gran vela abbassata di sbieco, ammainata a mano, ci accarezzava la guancia o ci sfiorava il capo al passaggio, e allora sentivamo sui capelli una pioggia di frange e quelle di cordelline pendule che servono a chiudere e fermare le vele quando si ammainano [...].
Marino Moretti, anni ‘ 60
(Mare di Cesenatico) Via, via! Sul ponte e poi sulla riva, lungo il canale, dove l’aria è più frizzante, e si sente il mare vicino e l’odor delle barche, tanto salso, esalazioni di pesce e catrame, via, sempre diritto, sempre lungo il canale, finchè il paese finisce e cominciano gli alberi, finchè non cammina più sui ciottoli, ma sul tavolato, fino alla grande distesa delle acque, alla sterminata striscia di seta su cui il vento disegna un leggero tremolio d’ametista e di smeraldi. Si guarda intorno: mare e poi mare. Vele di fiamma in file lunghe come triangoli d’oro che taglino il violetto dell’orizzonte; sulla sabbia fulva muoiono le onde blande, fruscianti, specchiando l’azzurro; oltre le dune, oltre i più lontani filari di pioppi, nuvole capricciose si orlano, si frangiano di luce. L’arco del cielo ha un color delicato d’opale.
Marino Moretti, 1920
(Ispirazione dal mare di Cervia) Dopo la zona dorata dell’arenile, si vedevano adesso gruppi di alberi, quasi tutti pioppi e platani, e in mezzo ad essi piccole graziose ville con le finestre chiuse. Nessuno le abitava, in quella stagione; ed infatti sulla spiaggia davanti a noi si notavano solo le impronte di piccole zampe di uccelli che pareva fossero scesi a bagnarsi nel mare: erano invece le impronte delle rondini marine che di tanto in tanto scendevano a riposarsi fra i giunchi delle dune. Solo noi due, di gente viva, si andava lungo la spiaggia, nell’infinita pace di quel giorno divino, col sole tutto nostro, il cielo, il mare e la terra creati solo per noi: coppie di farfalle d’oro venivano dalla brughiera, e ci seguivano, come attirate da un comune effluvio d’amore, ed ogni tanto io mi piegavo, con meraviglia veramente infantile, a raccogliere qualche conchiglia che pareva un fiorellino pietrificato.
Grazia Deledda, 1931
Abbiamo lasciato il ducato di Urbino e siamo entrati in Romagna nei pressi di Cattolica. Lo scenario è andato migliorando mentre procedevamo, con le montagne che si avvicinavano sempre più alla costa e il primo piano che si faceva verde e ondulato. Avevamo il mare costantemente sulla destra e non perdevamo occasione per girovagare sulla spiaggia. Le occupazioni della giornata erano agevoli, dato che le città erano a breve distanza l’una dall’altra e ciò che rendeva più gradevole questa parte del viaggio era l’assenza di altri veicoli.
James Fenimore Cooper, 1838