Paesaggi d'Italia

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Lombardia, Italia

Pianura e fiumi lombardi

La pianura in Lombardia non è solo lo scenario in cui si dipana la storia di memorabili insediamenti, di grande lavoro, di potenti Signorie, di antiche e moderne economie: è, come dimostrano gli scritti e i pensieri dei tanti che la raccontano e la descrivono, un luogo dai sentimenti tutt’altro che omogenei e “piatti”. Anzi, sembra proprio che questa terra fertile, tutta orizzontale, attraversata dal Po e dagli altri fiumi che scendono dalle Alpi, sia capace di generare immagini multiformi, intime e nello stesso potenti, per niente vaghe, anzi molto ben definite nella loro positività. Questo è il segno forse più caratteristico della pianura lombarda: un’antica concretezza, magari faticosa, ma positiva, che ancora l’occhio attento può cogliere facilmente; un’ energia del fare che diventa suggestiva non solo nelle città più ricche e blasonate, ma anche nelle distese coltivate, nelle cascine, nei paesi, negli stradelli dritti spersi nei campi, nelle chiarezza delle giornate assolate apprezzata all’ombra di chilometrici filari di alberi, nel fascino di certe nebbie autunnali lungo gli argini dei fiumi. Più in giù, la pianura, soprattutto quella segnata dal Po che scende ampio verso l’Adriatico, pur rimanendo coerente con la sua natura e in qualche modo sempre continuativa, ha altre sfumature, altre immagini, altre inflessioni dell’immaginario, che non sono più quelle lombarde.

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Un grandioso spettacolo offre la distesa del piano, che giunge sino all’orizzonte, simile ad un mare verde, ondeggiante, senza la più lieve alterazione, senza il più piccolo rialzo del terreno, attraversata da placidi fiumi e da ampi canali, abbellita qua e là da boschi frondosi, con i suoi vasti campi circondati da arbusti, con le sue strade per cui passano con un pigro cigolio i carri tirati da’ buoi, […] con i suoi villaggetti di case bianche, civettuole, dalle persiane verdi, che si stringono intorno alla vecchia chiesa od al castello baronale in rovina; ed intorno un’atmosfera piena di luce, di sussurri, di insetti e di quell’eterno odore di erba matura che sembra il profumo speciale della campagna italiana. […] Non vi è forse al mondo una pianura che possieda tanti nomi famosi nella storia come l’immensa distesa padana. […] dove ogni campo ha sentito il galoppo di un grande uomo e persino i più piccoli villaggi portano nomi immortali nella storia.
V. Blasco Ibanez, 1896
Qua e là si direbbe che dalla pianura umida si levi un alito, che essa abbia un respiro. Sebbene occupi l’intero spazio, è privo di grandezza. Né un deserto di sabbia né un mare verde di erbe: la Lombardia è una successione interminabile d’orti, con boschetti qua e là […] .
Andrè Suarès, 1910
Di là dal Polesine e sulla riva sinistra del Po, la terra raggiunge il più alto limite della fecondità. Questa vallata, posta ai piedi delle più grandi montagne dell’Europa, sfoggia, in vicinanza dei loro abissi, tutti i doni della Provvidenza e le ricchezze della creazione. […] una pianura ove l’arte e la natura hanno riunite le più dolci fra le sensazioni terrene. Il sole vi si mostra puro e ardente; ma grandi alberi, coprendo la campagna, preservano dai suoi raggi. La serenità del cielo disseccherebbe il suolo; ma innumerevoli canali vi conservano, innaffiandola, una verdura che non appassisce mai. Sotto questi felici auspici si vedono crescere le messi e fiorire i prati. Qui ciascuna casa di campagna è un palazzo rustico, ove è manifesto il lusso dei campi.
Lullin de Chateauvieux, 1816
Quella campagna mi incoraggiava a vivere; e dopo tanti anni, ancora ricordo la calma che mi infondevano quei luoghi, e il piacere di camminare sui sentieri bianchi di polvere, fiancheggiati dalle robinie, sempre ascoltando la voce discreta, di un’allegria soavissima, dei ruscelli, dei rigagnoli, delle rogge scorrenti fra l’erba e le piante. Così anche quando mi trovavo lontano dall’Italia sentivo un desiderio struggente di quell’umile terra, e mai nessuna strada fu per me “solitaria, patetica, deliziosa” quanto lo furono quei piccoli sentieri fra i prati […] . Da ottobre a marzo la nebbia sovente vi incombe; e in ogni stagione chi l’attraversi … non trova mai modo di vederla in una prospettiva abbastanza vasta. […] Bisogna visitare queste campagne con lunga pazienza, […] le strade comunali, i viottoli, i sentieri, passare gli innumerevoli ponti e ponticelli sui corsi d’acqua; e soltanto in tal modo si verranno scoprendo bellezze del tutto inattese. Alberi ovunque: pioppi, olmi, frassini, ontani, gelsi; ovunque praterie verdissime, brillanti di umidità e campi di grano, di trifoglio, di granoturco; e sempre quell’acqua frusciante, quell’acqua che disseta la terra, la illumina, la fa quasi umanamente parlare: un’acqua che nessun’altra regione d’Italia conosce […].
Giovan Battista Angioletti, 1963
Il Mincio che scende dal lago di Garda e sbocca nel Po, giungendo a questa terra s’arresta, si riposa, si dilata in pesanti e mefitiche lagune, le quali difettano certamente del colorito magico e della ellenica gaiezza onde rifulgono le lagune di san Marco, nello splendido Adriatico. Io le percorsi, benché tutte alla sfuggita, colle mie Georgiche in mano: è vero che alcune si sono formate molto posteriormente all’epoca del poeta, ma il fiume scorre ancora per donde lo videro gli occhi di lui, e una parte dorme ove dormivano quando egli era in culla. […] Tutta la regione, tutta, esala inspirazioni campestri; le lontane catene delle Alpi, ricamate di celesti riflessi e cinte di nevi eterne, immense linee di cupole e di piramidi mirabilmente disegnate sugli orizzonti; lo spazioso lago di Garda, formato da pure correnti che danno alle sue linfe la trasparenza e la limpidezza del cristallo, e disteso negligentemente a’ piè del monte Baldo; le pesanti lagune di Mantova che contrastano col celeste Garda, lagune composte dalle correnti del fangoso Mincio; l’ampio Po, di placido corso e di superficie brillante; i pergolati e le capanne, la pianura intera coperta d’un verde che ricorda le campagne d’Olanda; gli alti olmi nei cui tronchi le viti si intrecciano e sospendono; tutta quella Natura pregna della stessa dolcissima poesia che esalano da’ loro versi le Egloghe virgiliane.
Emilio Castelar, 1871-1873
[…] l’aspetto più vistoso della Lomellina è la risaia, dove per dei mesi il riso nuota nell’acqua. Si tratta d’una infinita giacitura orizzontale che dura centinaia di campagne, specchiando il cielo, con un senso di pianura abbacinata nell’aria vasta e vuota.
Cesare Angelini, 1963
Una viottola a zig-zag, in mezzo ai boschetti, ci conduce giù alla riva destra dell’Adda. Al rumore del fiume, che si fa sempre più intenso, si sposa, a brevi intervalli, il canto di mille usignuoli vicini e lontani, e il rauco incessante gracidare delle cicale, e il crepito delle locuste. Stai cheto, che qui non incontrerai nessuno che ti sbarri il passo, per farti pagare a contanti le sensazioni. Potrai andare e venire cento volte, senza incontrare alcuna di quelle esotiche figure che, fissi gli occhi sull’indispensabile Baedecker, non li leva che per verificare se gli scogli che rompono la cascata sono veramente cinque, o se i vetri del padiglione sono veramente dipinti. Giunti alla riva, ti si mostra dapprima quella che gl’idraulici chiamano presa d’acqua, ma che meglio si direbbe, con parola antica e moderna di buon conio, cataratta. L’Adda, già presso a pigliare la scesa, d’improvviso s’arresta davanti ad una chiusa, ossia rialzo di legnami e di pietre, condotto obliquamente da monte a valle attraverso il fiume. Costrette a rifluire, le acque si gonfiano, e dalla obliquità della chiusa vengono gettate sulla destra, dove, tra una rupe, al cui piede lavora un grosso mulino, e la sponda del fiume, si apre l’imbocco del canale, che da noi si chiama Naviglio. […] Quale contrasto tra il Naviglio a destra, dove l’acqua scorre così placida e piana, accarezzando e pettinando le alghe, che si rizzano oscillanti dal fondo, ignara affatto della guerra che succede all’imbocco; e il fiume a sinistra che freme e mugge, buttandosi giù all’impazzata da salto a salto, tra scoglio e scoglio, formando un mare di gorghi e di spume! E mi pareva di vederla una parte il gran mondo, col suo fracasso, colle sue ire, co’ suoi tumulti, colle sue guerre; dall’altra il filosofo, l’asceta, che, tranquillo, silenzioso, appartato dal mondo, pensa, prega, lavora. Là quanto vi ha di ciò che più appare, di ciò che più mena romore, ma si risolve in una massa di spume; qui invece quanto di più modesto, di più obliato o spregiato, ma che infine approda a vero bene e a tutto vantaggio dell’umanità. Quante impressioni, quanti pensieri lungo il solitario cammino! E un’impressione di terrore quella che ti producono i repentini silenzi e i repentini fragori, alternati coll’alternarsi delle rupi che ti nascondono o ti allontanano il fiume, e degli avvallamenti che te lo avvicinano e te lo rendono visibile di nuovo. O ti parti in cima ai rialzi, o ti affacci agli scogli di quella barriera come ad altrettante finestre, ogni volta è uno spettacolo nuovo, ogni volta una sorpresa. Ora è un salto, un gorgo, un mare di spume; ora un rudere ciclopico, che sfida nel mezzo della corrente la furia delle onde; qui una torre quadrata di roccia, ritta sulla sponda, che obbliga il fiume a deviare; costì un pezzo di frana che si stacca, o una catasta di massi già caduti, un crepaccio, una caverna. Quante volte vedo l’Adda che tra scoglio e scoglio si divide in ruscelli, i quali, folleggiando, serpeggiano e giocano a nascondersi, per ritrovarsi ben tosto e rifondersi insieme!.
Antonio Stoppani, 1876