Paesaggi d'Italia

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Marche, Italia

Paesaggi e strade marchigiane

Hanno notato in diversi che il nome al plurale, l’unico tra le venti Regioni italiane, ha un significato che va ben al di là della storia e della geografia delle Marche : è portatore di una varietà sentimentale e di immagini che esce dalle certezze del singolare. Perché il paesaggio marchigiano ha sempre qualcosa di plurimo e di “sospeso”, comunque mai univoco. Quando si guardano e poi si pensano le campagne ordinate o selvatiche, i suoi “monti azzurri”, le sue coste basse o alte, le sue “città dell’anima” come le chiama Carlo Bo, anima religiosa o laica che sia, qualcosa di poetico si fa strada . Tutte le sue strade, quelle del Maceratese che annunciano le visioni del centro dell’Italia, quelle ariose che attraversano l’Anconetano e il Fermano, quelle a nord che serpeggiano nell’Urbinate, ai confini sfuggenti con la Romagna, La Toscana e L’Umbria, diventano tracce di uno spettacolo il cui tratto più specifico si nasconde forse nel fascino dell’ambiguità; un paesaggio fatto dall’insieme di dolcezza e tenue ruvidità, astrazione e concretezza, e, come hanno detto, di particolare e universale. Un paesaggio dove il tempo batte ovunque a un ritmo speciale.

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Le Marche vivono per aria, sospese dentro un’idea di poesia, quanto mai libera […] Ma non basta, questa linea magica dall’orizzonte interno è sostenuta dalla bellezza della campagna, dalla dolcezza delle colline, da tutta la musica che la nostra memoria riesce a strappare dal gioco delle luci, dalle lente trasformazioni dei colori, dagli interventi delle stagioni.
Carlo Bo, 2000
Il verde cupo della campagna umbra si è mutato in un colore biondo, che è proprio a tutta la regione marchigiana. La terra sembra scortecciata e nel tracciato degli stradali, si scopre bianca. E di strisce bianche sono rigati i campi i quali in alcuni punti ricordano persino certe contrade siciliane dell’interno: granarie e pastorali.
Nino Savarese, 1930-32
(Lungo la via Lauretana in provincia di Macerata) L’indomani, lasciata questa bella pianura, ritrovammo la strada della montagna, ove incontrammo molte belle spianate ora in alto, ora in basso. Ma all’inizio della mattinata godemmo per un certo tempo di un magnifico panorama di mille colline rivestite da ogni lato dall’ombra di tutte le specie di alberi da frutta e delle pibelle messi e spesso in luogo così impervio e scosceso che appariva miracolo persino il fatto che i cavalli vi potessero accedere. […] Nessun quadro potrebbe rappresentare al vero questo paesaggio così ricco.
Michel de Montaigne, 1580 - 1581