Paesaggi d'Italia

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Umbria, Italia

Monti e colline umbri

Appena si entra in Umbria, da qualunque parte questo succeda, si coglie qualcosa di speciale. A volte la differenza con le terre che la circondano è lampante, altre volte è più discreta ma, attraversandola, trova presto il modo di farsi percepire. Le sue colline e i suoi monti sono spesso protagonisti di questa differenza. In diversi luoghi dell’Umbria i colli hanno la gentilezza e l’ordine della cura toscana o della bonomia marchigiana, ma tendono facilmente a divenire più “severi”, nitidi e riflessivi. Non di rado i campi coltivati vanno a sfumare verso le macchie selvatiche degli Appennini (che qui hanno cime di tutto rispetto) oppure verso promontori rocciosi che diventano davvero il segno forte e distintivo del paesaggio. Sono questi strani appostamenti di pietra, questi fianchi di roccia chiara o rossastra addolciti da boschi, a ospitare interi paesi e cittadine che lasciano sbalorditi. Perché farli nascere e crescere proprio lì? La storia, la cultura, il senso innato della bellezza pulita di questa terra danno le risposte.

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In certi punti, le rocce nere e rosee, hanno la struttura delle fibre del legno; scendono dall’alto a striature, a strati verticali, come enormi tronchi fossili scortecciati, Pare che anche le piante si siano mutate in pietra, in un paesaggio irreale. Gli uomini hanno scavato pazientemente qualche viottolo su questa terra massiccia e vi si inerpicano fin dove può giungere la forza delle loro gambe: rintracciano i tartufi, raccolgono le ghiande, bruciano la legna per farne carbone; le pecore e i maiali a piccole frotte, ma frequenti, strappano un po’ d’erba ai piedi dei monti come se li accarezzassero; ma si comprende che questa terra è di nessuno: la natura qui non si lascia possedere, respinge ogni velleità dell’uomo, e non sarà domata che dall’acqua e dall’aria, nei millenni. Per ora resta lungamente estatica nella notte sotto le stelle; beve l’acqua nelle lunghe giornate di pioggia, ed offre le sue cime vergini al giuoco folleggiante dei venti.
Nino Savarese, 1930-32
Scenario d’incomparabile magnificenza alle glorie sempre rinnovantesi del popolo dell’Umbria è un paesaggio dei più vari, complessi, mutevoli: dalle cime nevose dell’appennino ai grandi pascoli fioriti degli altipiani e dei clivi ridenti, dalle colline mollemente sinuose e ricche di alberi ai piani ove ondeggiano le messi, dai cigli severi o ridenti sui quali s’allineano città e borghi alle rocce affioranti con un bagliore rosato, dai mari di nebbia delle mattinate autunnali al sereno incontaminato dei meriggi d’estate, tutto in questa regione prediletta da Dio parla profondamente all’anima del mistico come dell’artista, così dell’uomo semplice come del guerriero animoso. Paesaggio questo dell’Umbria vario e complesso, dunque, e mutevole così per la linea come per il colore. Però, anche a chi abbia percorso amorosamente tutta la regione, rimane impresso un aspetto fondamentale di questa terra, l’aspetto che viene incontro nei luoghi più meritamente famosi – a Perugia come ad Assisi, a Panicale come a Spoleto, a Bettona come a Spello, a Città della Pieve come a Trevi, a Todi come Montefalco – l’aspetto che ha per i suoi caratteri il cielo luminoso, i panorami profondi, le campagne amorosamente coltivate.
Achille Bertini Calosso, 1944
La via verso Foligno fu una delle più belle e piacevoli passeggiate che abbia mai fatte: quattro ore buone di cammino ai piedi di un monte, avendo a dritta una valle fittamente coltivata.
Goethe, 1796