Paesaggi d'Italia

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Valle d'Aosta, Italia

Monte Rosa

A questa montagna insieme all’imponenza del massiccio, con i suoi 4634 metri, e delle cime che gli stanno intorno (le Alpi del Monte-rosa costituiscono il gruppo d’alta quota più esteso dell’intero arco Alpino) viene riconosciuta da molti una certa “gentilezza”, un aspetto e un approccio più equilibrato rispetto ad altre cime anche di minore altezza. La sua forma ordinata e il suo scorgersi ben nitida già da lontano, l’hanno resa forse più amichevole, pur sempre considerando che a queste altezze la montagna parla il suo linguaggio più chiaro ed esprime il suo carattere estremo. Così anche le terre che stanno ai suoi piedi sembrano beneficiare di questa affabilità montana, di questa storia di incontri e paesaggi sereni, premiata oggi da un’attività turistica di primordine.

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Sono in luogo delizioso! Non ho mai visto nulla di più grazioso di questa valle, e poi siamo alloggiati nel castello incantato delle fiabe delle fate, visto che la casa del barone Peccoz ha tutto ciò che si può desiderare quanto a confort, disposizione e bellezza! E se si si pensa che questo piccolo castello si trova a sette ore di mulo dalla strada ferrata non lo si crederebbe possibile! C’è in questa valle un grazioso torrente che scende tra i prati circondato da graziose macchie di ontani che si mescolano con i grandi boschi scuri di abeti che scendono dalle montagne! Ieri abbiamo fatto una bella gita fino al ghiacciaio del Lys ai piedi del Monte Rosa, non è un ghiacciaio immenso, ma è così elegante con delle piramidi di ghiaccio e dei crepacci di un blu stupendo!
Margherita di Savoia, 1889
Il più facile da “scoprire” è il Monte Rosa. Già dalla pianura padana, lo si vede dominare tutto il resto della catena alpina colla sua immensa statura, spalle e capo al di sopra di ogni altra cosa. Da Torino a Milano, basta volgersi verso settentrione per vedere campeggiare nel cielo i ghiacciai scintillanti del Rosa o veder le tempeste darsi convegno intorno ad esso colle loro nuvole nere. E chi sale a Gressoney non può domandare uno spettacolo più superbo e più grazioso al tempo stesso […] col cielo azzurro di sopra, e i pascoli verdissimi al piede e le quinte di cupo verde delle abetaie ai due lati, come se fosse uno scenario.
Felice Ferrero, 1913
Settembre 1874, prima ascensione alpina di Guido Rey. […] e, ricordo nel freddo e limpido mattino, sulle roccie nude della vetta, noi stavamo attenti, tutti intorno allo zio, che ci additava, ad una ad una, le vette del Monte Rosa, coi loro nomi tedeschi che mi suonavano strani, e ce ne raccontava le storie e le salite. E là sotto la possente suggestione di quell’uomo forte, e sotto il fascino naturale del grande spettacolo, nasceva forse in noi, giovinetti, in quell’istante, il primo slancio dell’animo verso l’eterna bellezza della montagna, e si destava il primo desiderio di vederlo da vicino, di provarlo anche noi quel monte che ci appariva, fantasma colossale, tutto roseo nel cielo azzurro, nell’alba fredda e serena.
Guido Rey, 1898
Il Monte Rosa è più equilibrato. Pur mostrando in generale le stesse caratteristiche fisiche della catena alpina, possiede più larghe spalle verso la parte italiana, o più precisamente verso la valle d’Aosta: è meno disordinato, più gentile e più amichevole. E in certo qual modo ha più carattere, più dignità e più consistenza: è una montagna più democratica, quantunque degna di grandissima rispettabilità: è elegantemente vestita di bianco ed è più uniforme in aspetto e maniere. Mentre il picco più alto del Rosa è più basso della punta principale del Bianco, l’altezza media della catena è assai maggiore. […] questa venerabile congrega di teste bianche, che brillano alte tra le nubi, è impressionante a vedersi, quasi quanto una compagnia di dotti saggi.
Felice Ferrero, 1913