Paesaggi d'Italia

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Basilicata, Italia

Matera città dei sassi

Matera: un miracolo italiano. Da “problema nazionale” a Capitale Europea della cultura. Questo succede quando le tracce del passato e di una cultura collettiva hanno una tale forza da generare un pensiero nuovo, capace di farne comprendere la bellezza e la capacità di parlare al presente. Perché Matera è bella. È bella e forte di quell’ estetica dell’arte popolare autentica, dove le forme appaiono semplici perché semplicemente umane, con proporzioni e sensazioni che vanno dritte al cuore e all’intelligenza. Luogo considerato fino a qualche decennio fa tra i più poveri, abbandonati e “primitivi” d’Italia, tanto da essere anche per questo già visti come del tutto eccezionali, i Sassi sono diventati Patrimonio dell’Umanità in quanto esempio di insediamento umano tra i più significativi al mondo. L’attenzione è oggi indubbiamente catturata dal loro straordinario valore culturale, architettonico e urbanistico, da soluzioni abitative tanto pure ed efficaci che diventano modernissime, da un’ atmosfera unica e irripetibile. Il pensiero corre felicemente verso la rinnovata comunità che oggi vive e lavora con soddisfazione nel complesso dei Sassi, ma una parte di questo pensiero è giusto dedicarla anche a chi per secoli nei Sassi ha avuto il suo singolare, faticoso, piccolo - grande mondo.

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Una pianura arida e semidesertica a quattrocento metri sul livello del mare è improvvisamente interrotta da un baratro tra le rocce, in fondo a cui corre un torrente. Sul ciglio di quel baratro si affaccia una città, o almeno la metà di essa; in parte antica e in parte nuova, con uffici e negozi. Ma le pareti della roccia che scoscende verso il torrente sono fittamente coperte, dal ciglio fino al fondo, di abitazioni umane: case o grotte scavate nella pietra; più spesso, case e grotte insieme, perché, dietro il prospetto fabbricato, l’abitazione si prolunga nel monte. Di fronte alle pareti rivestite di case e sforacchiate di caverne, dall’altra parte dello spacco, si alza un altro muro di roccia, ma questo invece grigio e nudo, traforato a sua volta di grotte e loculi preistorici, abbandonati da millenni. La parte superiora della città, che guarda nell’imbuto, è una normale cittadina di tipo pugliese. Vi sono belle chiese, una cattedrale romanica con sculture barbariche, San Giovanni, romanica e orientaleggiante; e sparso un po’ dovunque, in chiese e palazzi, il barocco. Si può percorrer la senza avere il sospetto di quegli orridi popolati, che si spalancano d’improvviso davanti a noi. Essi prendono il nome di Sassi, ed hanno l’attrattiva dell’inverosimile. Sembra che Matera si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell’insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di con-tinuità l’esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di Siena del Sud, più remota nel tempo, che dovrebbe attirare i visitatori. Ne affluiscono, infatti, in numero limitato, essendo per lo più studiosi di problemi sociali, politici, giornalisti, le figure del dopoguerra, attratti dal “caso” dei Sassi, oppure etnografi, archeologi, perlustratori di caverne.
Guido Piovene, 1957
Immaginate due valli divise fra loro da un rialto di terra, una volta a tramontana l’altra a mezzodì: due valli profonde scavate dalla natura nel tufo de’ colli. Su per le falde, e nell’imo di queste valli, seguendone la forma, e il declivio ponente delle case; su quell’altura o lingua di terra se vi aggrada, fate che s’alzino altre case, templi, palazzi, e altri grandi edifizi, ed avrete una città che siede infra due; una triplice città bizzarra per la sua forma, curiosa per le tante scene che ti offre. La città alta è la Civitas, la città primitiva, la città antichissima: le due valli che ora le son sorelle furon da prima suoi borghi, e con tal nome si chiamarono. Quando si volle ingrandir la Civitas, i borghi furon nomati Sassi, e serbandosi alla madre il suo nome matronale, chiamassi sasso Barisano, quello volto a tramontana, verso Bari, Sasso Caveoso l’altro, che è volto verso Montescaglioso. Il Duomo, i palazzi de’ notabili, la Sott’intendenza, la casa del Comune, il Seminario, la piazza, le più belle chiese decorano la Civitas, guardata a ponente da un forte castello, consistente in una cortina fiancheggiata da tre grosse, intatte, e forti torri. È dominato il Sasso Caveoso da un irto scoglio con a piedi una chiesetta scavata nel masso, in cima un faro, e una Croce. Signoreggiano il Barisano la chiesa e ’l cenobio degli Agostiniani. E le case de’ Sassi sono costruite in modo che una serva di base all’altra. Frammezzo ad esse serpeggian vie e viottoli, scendenti, ascendenti, di su, di giù, a manca, a ritta. Di talché quella casa che guardata alle spalle ha un piano solo, ne ha cinque veduta di prospetto. Vedi le botteghe su, i portoni giù; e questi superiori a’ balconi e a’ terrazzi; i quali a loro volta sono ora inferiori alle vie, ora a livello di queste. Aspetto più singolare di questo lo cercheresti invano fra le città d’Italia”.
Cesare Malpica, 1846 - 1847
Davvero rimasi sorpreso della bellezza e della nobiltà antica di questo antico aggregato edilizio, fra i più antichi e meglio conservati di tutta l’Italia.
Cesare Brandi, 1960