Paesaggi d'Italia

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Trentino, Italia

Le Valli Trentine

Qui si può dire si sia formata l’estetica della montagna italiana, abbia avuto le sue origini il gusto di una “vacanza tra i monti” all’insegna della bellezza, dell’armonia, della salubrità. Le valli del Trentino, dalle principali alle più piccole, sembravano ai primi villeggianti e viaggiatori, come sembrano anche oggi, svelare un mondo fortunato, dove ogni elemento umano e naturale trova sempre la sua forma ideale e il posto più giusto. La magnificenza dei monti si addolcisce in terre soleggiate e coltivate come meglio non si può, le alture si appoggiano su boschi e prati disposti e curati come per essere ritratti, la perfezione degli insediamenti di montagna e dei fondovalle si arricchisce di tratti identitari inconfondibili. Un aggettivo che ricorre spesso nelle descrizioni di questi luoghi è pittoresco. Ebbene si, queste sono terre pittoresche, dipinte nella realtà e nella concretezza quotidiana con i tratti e i colori di un paesaggio generoso e ben custodito, ma anche con i segni di una civiltà locale attenta e lungimirante. Non a caso oggi questo è un territorio all’avanguardia in Italia e nel mondo per la qualità delle sue proposte turistiche e d’ospitalità, capaci di coprire tutti gli interessi e tutte le stagioni.

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La figura del Trentino è poligona; potrebbe assomigliarsi ad un cuneo colla punta smussata, o forse meglio, specialmente se si tien conto dell’andamento del limite nordico, a due ali di farfalla.
Cesare Battisti, 1898
Valmorbia, discorrevano il tuo fondo
fioriti nuvoli di piante agli àsoli.
Nasceva in noi, volti dal cieco caso,
oblio del mondo.
Tacevano gli spari, nel grembo solitario
non dava suono che il Leno roco.
Sbocciava un razzo su lo stelo, fioco
lacrimava nell’aria.
Le notti chiare erano tutte un’alba
e portavano volpi alla mia grotta.
Valmorbia, un nome, e ora nella scialba
memoria, terra dove non annotta.
Eugenio Montale, 1925
Così erano quelle donne. Vestivano gonne di lana bruna con galloni rossi, blu o gialli alti un palmo e i fazzoletti che portavano in capo o incrociati sul seno erano di cotone stampato a disegni moderni, ma qualcosa nei colori e negli accostamenti riportava indietro nei secoli, ai lontani progenitori. Più antico di tutti i costumi paesani, era come uno sguardo tardivo, venuto attraverso i tempi, ormai fioco e velato, ma lo si sentiva nettamente. […] Bianchi e violetti, verdi e bruni erano i prati. Egli non era uno spettro. Una selva incantata di antichi larici, dal leggero vello verde chiaro, stava su un pendio di smeraldo. Sotto il muschio doveva vivere cristalli bianchi e violacei. In mezzo al bosco il torrente che saltava giù da una roccia sembrava un gran pettine d’argento.
Robert Musil, 1921
Del tutto particolare è il successivo tratto di cammino fino allo sbocco delle valli di Sole e di Non nella valle dell’Adige. Le due catene di monti si sono ora avvicinate e, quasi per rivalità, ognuna presenta su ogni suo fianco un singolare succedersi di dirupi rocciosi in certo senso analoghi per forma, colore e aspetto. Il fiume che qui ha una notevole potenza di acque, e di non facile controllo, diventa ora l’elemento centrale del paesaggio. La catena di monti sulla sinistra riprende le sue verdi ondulazioni; mentre la rivale di destra continuando a mostrare le sue pareti a verticale e disponendosi a semicerchio allo sbocco della valle del Noce, si snoda in un imponente gruppo di monti che sovrastano la due valli dominando il corso dell’Adige e delle acque confluenti. La lunga val di Sole e di Non, che in questo punto confluisce nella valle dell’Adige, si trova tra due elevate e pittoresche diramazione dell’Ortler.
Charles Joseph Latrobe, 1830
Il giorno successivo viaggiammo attraverso lo splendido territorio della Val Sugana e il glorioso passo di Cavalo teatro delle lotto spaventose tra Napoleone e i tirolesi in tempi moderni, e tra gli austriaci e i veneziani nei tempi passati. Su questa strada il viaggiatore è accolto da vedute di straordinaria bellezza e magnificenza […]. Un rapido torrente tumultuoso sopra le rocce ci accompagna con il suo frastuono incessante. A tratti la strada scorre vicino al torrente, più avanti sale sempre più in alto fino a perdersi nella pineta o nelle nuvole.
Louisa Corbello Stuart, 1846
La Val Genova è la Versailles d’Italia.
Douglas William Freshfield, 1865
Rimontata la valle dell’Adige da Rovereto a Trento me ne tornavo per quelle gole così pittoresche, per cui dalla valle dell’Adige, prima salendo, poi discendendo, si passa nella valle della Sarca […] ero pervenuto al piede della ripida discesa, cioè a Vezzano, dove la valle diventa una vera pianura, anzi un bacino; tanto che qualche miglio più in giù verso mezzodì si trasforma in lago. È il pittoresco laghetto da cui sorge, non meno pittoresco, il forte di Toblino.
Antonio Stoppani, 1876
E sempre fra alte rupi […] La luna apparve ad illuminare forme di giganti: certi mulini, in mezzo ai pini decrepiti sulla riva del fiume spumeggiante, erano autentici quadri dell’Everdingen. […] Un’aria dolce e mite spirava in tutta la regione, in cui l’Adige ripiega di bel nuovo verso mezzogiorno. Al piede del monte le colline sono coltivate a viti. Tra i filari lunghi e bassi sono piantati dei pali e le uve brune pendono graziosamente dall’alto, maturando al calore del suolo sottostante. Anche al piano della vallata, dove del resto non vi sono che praterie, la vite è coltivata in lungo ordine di filari, mentre in mezzo spunta il granoturco.
Johann Wolfgang von Goethe, 1786
Da Bolzano a Trento corre per circa nove miglia una valle più rigorosa, ricca di forza e vita; il sole brilla ardentemente e si ha voglia di credere ancora in un Dio. […] L’Adige a questo punto scorre più tranquillo formando estesi banchi di ghiaia. Lungo le sue rive e sul dorso delle colline esiste una coltivazione così intensa e folta da far credere che tutto si debba soffocare a vicenda: granoturco, viti, gelsi, pere cotogne, mele, noci. Lungo i muri si mostra vigoroso il sambuco. L’edera s’arrampica in tenaci fasci lungo le rocce, la lucertola striscia fra le crepe, e così tutto ciò che si vede e si agita qua e là, riporta alla mente i quadri prediletti. […] Appena vien la sera e le rade nubi si adagiano sulle cime dei monti e comincia a distinguersi lo stridio delle locuste, ecco che ci sentiamo a nostro agio qui, in questo mondo, e non come stranieri.
Johann Wolfgang von Goethe, 1786