Paesaggi d'Italia

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Umbria, Italia

Fonti del Clitunno

Luogo dal carattere forte e “fluido” insieme. La forza è quella delle cittadine che si stagliano sulle creste di roccia e sui fianchi boscosi e diventano quasi un tutt’uno con essi, la fluidità è quella delle sue fonti, dei suoi piccoli aggraziati laghi dall’aspetto termale che si aprono nella piana a fondovalle. Posto singolare di un Umbria letteraria, appartata e coinvolgente, che incuriosisce per la sua atmosfera e spinge fin dentro le mura antiche dei borghi sparsi sulle alture, fino alle cime solitarie dei monti non lontani.

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Hai mai veduto le fonti del Clitunno? Se non ancora - e credo di no, altrimenti me ne avresti parlato -valle a vedere. Io l’ho viste da poco e mi rammarico d’averlo fatto troppo tardi. V’è una piccola collina tutta coperta da antichi e ombrosi cipressi: ai suoi piedi scaturisce una fonte da molte e ineguali vene, e prorompendo forma un laghetto che si spande così puro e cristallino che potresti contare le monete che vi si gettano e le pietruzze rilucenti. Di lì muove non per il pendìo del suolo ma per l’abbondanza e il peso delle sue acque. Ancora sorgente è già un ampio corso d’acqua capace di barche cui dà il passaggio anche se procedono in direzione opposta, così rapido che chi segue la corrente, sebbene in piano, non ha bisogno di remare; e a gran fatica si risale di remi e di pertiche. Entrambe le cose sono divertenti per quelli che fanno gite in barca, come volgono il corso, mutare la fatica col riposo o il riposo con la fatica. Le sponde sono ricoperte di frassini e di pioppi che le limpide acque tutti riflettono con verde immagine come se fossero sommersi. Il freddo delle acque potrebbe contendere con la neve; nè meno bello è il colore. Sorge là presso un tempio antico e venerato. V’è dentro lo stesso dio Clitunno, avvolto nella pretesta che l’adorna. Nume benigno e fatidico lo dicono le sorti. Vi sono intorno parecchi ternpietti e altrettanti numi: ha ciascuno un culto e un nome; alcuni anche una fonte. Infatti oltre quella che è come la madre di tutte, altre ve ne sono più piccole, di diversa sorgente; poi si gettano nel fiume, sul quale è un ponte che divide lazona consacrata da quella profana. Dal ponte in cui è Consentito soltanto andare in barca, dal ponte in giù si può anche nuotare. Gli abitanti di Spello ai quali l’imperatore Augusto ha fatto dono del luogo, vi tengono un bagno pubblico e vi danno anche l’alloggio. Nè mancano ville che, seguendo l’amenità del fiume, sono poste sulle rive. Insomma non vi sarà cosa da cui non tragga diletto. Infatti potrai pure studiare, e su tutte le colonne e su tutti i muri potrai leggere un’infinità di iscrizioni di ogni genere di persone, che celebrano la fonte e il nume. Parecchie ne loderai, qualcuna ti farà ridere: ma forse, per la tua bontà, non riderai di nessuna. Sta sano.
Plinio il Giovane, I° Sec.d.C.
Oscure intanto fumano le nubi su l’Appennino: grande, austera, verde da le montagne digradanti in cerchio L’Umbria guarda. Salve, Umbria verde, e tu del puro fonte nume Clitumno! Sento in cuor l’antica patria e aleggiarmi su l’accesa fronte gl’itali iddii.
Giosuè Carducci, 1876
Ma tu, o Clitunno! Dalla tua dolcissima onda del più lucente cristallo che mai abbia offerto rifugio a ninfa fluviale, per guardarvi dentro e bagnare le sue membra ove nulla le nascondeva, tu innalzi le tue rive erbose lungo le quali pascola il giovenco bianco come il latte; o tu il più puro dio di acque miti, e il più sereno d’aspetto, e il più limpido, invero la tua corrente non fu profanata da carneficine, specchio e vasca per le più giovani figlie della Bellezza
Lord Byron, 1818